Link building e link manipolativi: le regole fondamentali

Fare link building è un’arte, simile all’architettura: mattone su mattone, cerchiamo di costruire un profilo online credibile e autorevole. Ma è anche un’arma a doppio taglio, perché si tratta di manipolazione: stiamo “accelerando” manualmente un processo che, per quei siti che non applicano la link building, avviene naturalmente.

Uno dei metodi più utilizzati è sfruttare gli anchor text dei link, cioè il testo su cui l’utente clicca per raggiungere una destinazione (il nostro sito o la pagina che vogliamo pubblicizzare). Se questo testo contiene delle keyword specifiche, allora il link viene definito manipolativo perché il suo compito è convincere Google che la pagina di atterraggio è fortemente in linea per quelle stesse keyword.

C’è però un limite da rispettare, e sapere quanto possiamo spingerci attraverso l’uso di link manipolativi è di fondamentale importanza in ogni campagna di link building per evitare di incorrere in penalizzazioni. Molti strumenti possono mostrarci quel limite, oggi però voglio parlarti di alcune regole base che andrebbero sempre rispettate.

Link building
Link manipolativi, link branded e menzioni

Principi da non dimenticare mai riguardo ai link manipolativi

  1. I link manipolativi, in percentuale, non devono mai superare i link branded (cioè quei link che contengono nel testo il nome del nostro brand senza l’aggiunta di keyword specifiche, in genere più facili da ottenere);
  2. Ne consegue che all’aumentare del numero di link manipolativi deve aumentare anche quello di link branded in un rapporto che, nel migliore dei casi, è 1 a 2: 1 link manipolativo ogni 2 link branded (ma può dipendere dal settore specifico);
  3. Variare l’anchor text è di fondamentale importanza: una pagina che ottiene tutti i link con lo stesso testo non è credibile agli occhi di Google;
  4. Anche variare il numero di pagine linkate è importante: non bisogna solo ed esclusivamente concentrarci sulla homepage del nostro sito, ma anche sulle pagine interne (cioè fare deep linking);
  5. I link devono essere distribuiti nel tempo, diciamo per comodità nell’arco di 1 anno: non è naturale infatti che un sito con pochi link in entrata da un giorno all’altro, o da una settimana all’altra, ne ottenga “magicamente” 10;
  6. Evitare link manipolativi da siti che sono di nostra proprietà, oppure ospitati sugli stessi indirizzi IP. Sono infatti sospetti agli occhi di Google. In questo caso è consigliabile utilizzare al loro posto dei link branded;
  7. Si può variare l’intero processo utilizzando ogni tanto semplici menzioni (cioè citazioni del nostro brand nel testo della pagina, senza però aggiungere alcun link), meglio ancora se il sito in questione appartiene allo stesso nostro settore;
  8. Anche usare immagini come link è un buon metodo: basta ricordarsi di utilizzare le keyword specifiche nel testo dell’attributo alt dell’immagine, e inserire lo stesso testo nell’attributo title del tag a;

Conclusioni

Quelle elencate sono regole da tenere sempre a mente in ogni campagna di link building, ma non sono gli unici fattori di successo. Affinché un campagna sia davvero efficace è importante valutarne anche altri, come l’autorità dei siti da cui vogliamo ottenere i link, capire di quanti link abbiamo bisogno, stabilire le variazioni dell’anchor text e tanto altro ancora.

Ne parlerò in seguito su questo blog.